Giacomo Leopardi
Giacomo Leopardi nacque nel 1798 a Recanati, piccolo centro dello Stato Pontificio da una faiglia nobile ma economicamente in dissesto, circondato da un ambiente chiuso e reazionario. Dotato di precocità straordinarie, il futuro poeta sentì ben presto il peso di questa situazione. Si rifugiò nello studio, e a soli 10 anni, si immerse da uutodidatta nella biblioteca paterna (16000 volumi), costruendo il suo enorme patrimonio culturale (fondato principalemente sui classici e sugli scrittori del Settecento) e scrivendo numerose opere erudite, in prosa e in versi. Trascorse così sette anni di studio matto e disperatissimo come egli stesso li definì, in cui fu definitivamente minata la sua gracile costituzione fisica (era affetto da una deviazione della spina dorsale, da un disturbo agli occhi e da una malattia nervosa). Tra il 1816 e il 1819, visse un periodo di profonda crisi, in cui alla sofferenza fisica si univa il tragico sentimento della propria vuota esistenza. Rifiutò l’ambiente di Recanati, da cui la famiglia gli impediva di allontanarsi, e cercò in tutti i modi di vivere esperienze culturalui e umane più ricche. Strinse così amicizia con il letterato Pietro Giordani, che lo stimò e incoraggiò, si innamorò per la prima volta; intervenne anche se a distanza, nella polemica fra classicisti e romantici, affermando il primato dei classici, ma esprimendo tuttavia una sensibiltà romantica. Il 1818 fu l’anno in cui Leopardi rivelò la sua vocazione poetica con uno scritto (Il Discorso di Un Italiano intorno alla poesia Romantica) che ha il valore di un vero e proprio manifesto poetico. In questi anni prese anche avvio lo Zimbaldone di pensieri, che rappresenta una specie di diario spirituale e culturale del poeta. Verso il 1819 si verificò una svolta radicale nel suo pensiero. Dapprima abbandonò gli studi eruditi per dedicarsi più decisamente alla poesia, romanticamente intesa come espressione della verità interiore dell’animo umano. In seguito mise in discussione i principi della religione cattolica e del pensiero conservatore, trasmessigli dal padre Monaldo. Colpito da una grave malattia agli occhi che gli impedì non solo di leggere, ma anche di pensare, scoperto da un tentativo di fuga da Recanati, Leopardi cadde in uno stato di gravissima prostazione, che lo spinse a chiudersi in un isolamento pressochè completo e a meditare quasi il suicidio. Tra il 1819 e il 1821 scrisse le prime poesie (i cosidetti Idilli) e diede corpo al progetto delle canzoni. Gia dal 1820 aveva preso avvio il disegno delle Operette Morali, destinato a crescere negli anni sino alla pubblicazione nel 1827. Nel 1822 il padre gli diede finalmente il permesso e il denaro per recarsi qualche mese a Roma, presso gli zii materni. La capitale si rivelò tuttavia una delusione: mediocri i letterati, mediocre il dibattito intellettuale. In seguito, fino al 1830, alternò soggiorni recanatesi con periodi trascorsi in diverse città italiane. Fu a MIlano e a Bologna, a Pisa e a Firenze, dove conobbe Manzoni e Stendhal ed entrò in contatto con un importanet gruppo di letterati romantici e liberali. Tra il 1828 e il 1830 si sviluppò la sua grande stagione poetica, quella dei cosiddetti Grandi Idilli. Nel 1831, lasciata definitivamente Recanati, si trasferì a Firenze, dove incontrò Antonio Ranieri, un giovane esule napoletano. Nella città toscana l’infelice amore per la Nobil Donna Fanny Targioni Tozzetti che lo ispirò a una serie di liriche amorose il cosidetto Ciclo di Aspasia (tale è il nome sotto cui viene celata l’identità dell’amata). Nello stesso anno pubblicò i Canti, in cui raccoglieva la sua produzione poetica, salutati quasi unanimamente come un capolavoro della letteratura italiana. Nel 1833 si trasferì a Napoli, insieme con ranieri, dove visse gli ultimi anni della sua vita, sempre più sofferente, assistito dall’amico e dalla sorella di lui. Morì nel 1837.